"A pranzo con la follia" -Commedia teatrale di Elena Piccinini
| Cover e illustrazioni interne dell'artista Marco Cagnolati |
Autore. Elena Piccinini
Titolo: A pranzo con la follia
Anno di pubblicazione 2018
Genere: narrativa
Lingua: italiana
Pagine 68
Edizioni Lulu
ISBN 9780244427481
Sinossi
Questa commedia è nata diverso tempo fa, grazie a un sogno, piuttosto stravagante, che feci una notte. Sognai di essere a tavola con i miei cani e di discorrere con loro, mentre pranzavamo. In sogno mi parve tutto così reale che, al mio risveglio, la visione onirica mi perseguitò per alcuni giorni. Ebbi l’idea di dare respiro a questo sogno scrivendo una commedia. I nomi, che ho dato agli animali, protagonisti del testo teatrale, sono i nomi dei miei cani. E’ un modo per dare voce al mondo degli Animali che amo con tutta me stessa, e alla loro condizione tutt’altro che idilliaca.
"Non siamo noi animali a chiedervi di essere simili a voi. Vivete nell'illusione che, facendoci indossare un semplice indumento, la nostra indole possa piegarsi definitivamente ai vostri animi. Non comprendete che siete proprio voi a cercare, nel mondo animale, il conforto e il rifugio spirituale necessari per non soccombere alla vostra infelicità. Avete perduto il significato di un abbraccio, di un legame fraterno tra di voi e cercate in noi, nel nostro smisurato amore, nella nostra fedeltà e dedizione, ciò che non trovate più nei vostri simili." ("A pranzo con la follia" )
Citazioni interne
“E allora perché Dio non impedisce il dolore che non rende più nobile chi soffre né chi lo vede soffrire?” (Da “La ragazza di Maggio” di Bruce Marshall)
“L’animale rispose con l’anima: tremando e sbuffando affannosamente, fece uno sforzo enorme, una sorta di corsa finale, e non per sé, ma perché comprendeva che quei due uomini, che gli urlavano parole nella lingua universale, gli stavano chiedendo il sacrificio della vita.”
(“Fuga a cavallo” di Stephen Crane.)
“Che peso, la presenza di Dio per chi non la desidera. E Dio non era qui una favola incerta, non se ne stava appartato in chiesa tra ceri e incenso, ma girava su e giù per le case, trasportato, per così dire da un cane. Un pezzettino piccolissimo di Creatore, un minimo fiato, era penetrato in Galeone e, attraverso gli occhi di Galeone vedeva, giudicava, segnava in conto.”
(“Il cane che ha visto Dio” di Dino Buzzati. Classici moderni. Oscar Mondadori. Cap. XIX pag. 106)
“Il cane infatti veglia sul suo padrone e sulla sua famiglia, sia che egli sia presente o in viaggio, che dorma o che sia sveglio. Il cane, a questo proposito, non viene mai meno al suo compito anche se trattato senza rispetto, e non abbandona mai nessuno, anche se abbandonato.”
(“Il cane di Maometto” Virtù dei cani e miserie degli esseri vestiti. (pag.31) A cura di Fabio Zanello. Ediz. Stampa Alternativa. Anno 2005.
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