"L' eletta del Dragone" di Clotilde Bersone - Recensione di Elena Piccinini

 

                      


Autore: Clotilde Bersone
Titolo: “L’eletta del Dragone”
Da sacerdotessa di Satana a crocifissa in loggia
Genere: narrativa
Edizioni Segno
Anno 1993

“L’eletta del Dragone” è un libro illuminante e sconvolgente, tratto dal memoriale di Clotilde Bersone che fu l’amante di James Abram Garfield, presidente americano, assassinato nel 1881.  L’autrice svela la sua esperienza di sacerdotessa del Dragone all’interno della Massoneria. Negli Statuti Generali della Massoneria si evidenzia l’ideale d’amore, di pace e di fratellanza che dovrebbe essere raggiunto grazie “Al perfezionamento morale dell’umanità per mezzo di una vera filantropia, con l’impiego di usi e di forme simboliche” (pag. 300). In verità, la Frammassoneria è una fucina di complotti a livello internazionale, di assassinii efferati e di riti satanici, dinanzi alla quale innumerevoli e insospettabili individui si sono inginocchiati giurando eterna fedeltà al dio del Male.  L'obiettivo? Conseguire potere politico, successo e fiumi di denaro. I fatti narrati si snodano in un turbine di intrighi e malvagità che suscitano, nel lettore, un profondo senso di incredulità e sgomento. La giovane Clotilde, introdotta nella setta dal padre affiliato, a poco a poco subisce la malia del Sistema massonico e si sottomette al volere di Satana. Diviene l'Ispirata del Dragone, foriera della volontà demoniaca e depositaria di segreti e di congiure ai danni di vittime ignare. Durante un incontro, nella Loggia, Clotilde, rimasta sola, evoca la Santissima Trinità: la recita della formula religiosa cristiana scatena l’ira del principe delle tenebre. La reazione repentina e violenta provoca sconcerto nella sacerdotessa.
Infatti, come era possibile che lo spirito fosse obbligato ad arrendersi ad un’evocazione fatta in nome di un’inferiore divinità cattolica?  (pag. 257)
Una serie di riflessioni la induce a guardare, con ripugnanza, la sua condizione di prigioniera nelle viscere della malvagità. La coscienza e il tormento interiore non le danno tregua; in preda alla disperazione, fugge e trova asilo presso un monastero.
Chiesi di vedere la superiora e per molto tempo, per molto tempo con un torrente di lacrime vuotai tutta la mia vergognosa confessione, implorai un rifugio, un soccorso contro la morte, contro l’inferno.”  (Pag. 273)
L’incontro con la madre superiora, definita cuore di madre, le schiude la strada verso la Verità e l’Amore, a cui la giovane donna aspira con tutta se stessa. Si lascia alle spalle il triste passato  e diviene una povera donna, serva delle serve di Dio, con il nome del suo nuovo battesimo: Maria Amelia. Malgrado ciò, il giogo del Male non tollera che un figlio posseduto decida di sottrarsi alla volontà maligna e abbandoni la via maledetta per intraprendere il cammino della Redenzione e della Penitenza, affidando corpo e anima all’Unico e Vero Dio, il Sommo Bene Supremo.
Il tabernacolo e la penitenza, in quest’oasi di santità, mi servono da parafulmine contro i fulmini del Maledetto.”  (Pag.280)
L’affronto è irremissibile: il Dragone e i suoi affiliati hanno sete di vendetta. 

Elena Piccinini




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