"Le dita mozzate" di Hannelore Cayre - Recensione di Elena Piccinini
Autore: Hannelore Cayre
Titolo: “Le dita mozzate”
Traduzione di Simonetta Badioli
Edizioni leAssassine 2025
Pag. 198- euro 18,00
Recensione di Elena Piccinini
Durante degli scavi, un gruppo di operai polacchi riporta alla luce una caverna, sulle cui pareti spiccano le impronte di mani femminili mutilate. All’interno della spelonca, intrappolati nel terriccio, vengono rinvenuti anche due scheletri umani. Interrotti i lavori, il capocantiere insiste affinché venga chiamato un sacerdote a benedire le ossa. Il prete Jean, recatosi sul luogo, compresa l’importanza della scoperta, avvisa l’amica d’infanzia, la paleontologa Adrienne Cèlarier. Gli esami bioarcheologici indicano che il decesso è avvenuto in seguito a morte violenta. Siamo sulla scena di un crimine avvenuto 35.000 anni prima. Per la studiosa rappresenta una significativa conquista nella sua carriera: sarà lei ad apparire sulla CNN e a mostrare al mondo intero la scoperta della grotta Winiarczyk (alla quale ha dato il nome del capocantiere che ha scoperto il sito). Dai riflettori accesi sulla conferenza, si dispiega la storia di Oli, enigmatica protagonista del noir ambientato nella preistoria. Di fronte al suo comportamento sovversivo, incapace di sottostare alle regole e ai ruoli imposti dalla tribù, la giovane viene accusata di essere la rovina della comunità: “Tu rappresenti il caos!” (Cap. 13 -Pag. 83) Il suo desiderio sfrenato di prendere parte alle battute di caccia, dimostrando di saper catturare anche la selvaggina di grande taglia, scatena l’odio dei cacciatori che percepiscono un attacco alla propria virilità. Il capo clan Zio Anziano è incaricato di mantenere l’equilibrio dei contrari (Cap.15-pag. 97). Avendo osato trasgredire le regole e le spartizioni dei ruoli maschili e femminili, imposti dall’ordine cosmico, Oli viene condannata a una punizione orrenda; la medesima che prima di lei hanno subito sua madre, sua sorella e le sue antenate, ree di avere disubbidito. Alla giovane viene tagliato il pollice della mano destra. Tutte le donne che sono state mutilate, hanno lasciato le loro impronte sulle pareti della caverna che verrà scoperta dopo 35.000 anni. Nei momenti di sconforto, Oli si reca nella grotta e scopre che le antenate non solo le parlano, ma gridano vendetta. Le impronte delle mani fungono da forze protettrici e liberatrici. Oli rivendica con determinazione il suo stato di individuo che ha il diritto di decidere da sola e di essere rispettata alla pari degli uomini. Diviene il simbolo della ribellione femminile. Abbandonato il clan, intraprende un lungo viaggio che la condurrà verso nuove terre e nuove tribù. Un percorso di liberazione interiore che, alla fine, la riporterà a casa, presso la sua famiglia, constatando che la sua partenza ha provocato la rabbia e la ribellione delle altre donne del clan contro la prepotenza maschile. E’ chiaro che la violenza e l’umiliazione, esercitate dagli uomini, servono a soggiogare il genere femminile, obbligandolo a credere che, senza la dipendenza totale dal maschio, sarebbe incapace di provvedere al proprio sostentamento. Oli, grazie alla sua forza e al suo coraggio, dimostra esattamente il contrario: il vero terrore dell’uomo è che le donne possano scoprire che non hanno più bisogno di lui.
Elena Piccinini
Autore: Hannelore Cayre vive a Parigi ed è avvocato penalista. E' sceneggiatrice e ha al suo attivo innumerevoli cortometraggi. Ha scritto quattro romanzi, oltre ad aver pubblicato un best seller "La Daronne" pubblicato presso Sisters, le Edizioni leAssassine, con il titolo La bugiarda. Il romanzo pluripremiato ha avuto anche successo cinematografico nel 2020, con l'attrice Isabelle Huppert come protagonista.
L' aforisma "ll tempo esiste
come volontà illusiva del nostro esserci. " di Elena Piccinini (Copyright)
si dispiega sul piano più profondo della volontà, intesa come impulso
ontologico. Quindi il tempo è un effetto della volontà che ci spinge a esistere
come esseri nel divenire. A generarlo è la tensione stessa dell’esserci,
quell’atto illusivo che ci proietta nel fluire, nel prima e nel dopo, pur
essendo ontologicamente radicati in un eterno presente. La volontà illusiva è
dunque il motore che ci fa percepire il tempo perché lo vogliamo, lo abitiamo
come finitudine e come desiderio di durata. Elena Piccinini



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