“Eva” - Un divano per l’ eternità- di Helga Schneider – Edizioni OLIGO. Recensione di Elena Piccinini
“Eva” - Un divano per l’eternità- di Helga
Schneider
La giovanissima Eva Braun lavora presso lo studio fotografico di Heinrich Hoffmann, fotografo ufficiale di un Partito di Destra emergente sulla scena nazionale. A capo del Partito vi è Adolf Hitler un uomo che segnerà per sempre la Storia della Germania, e non solo. La giovane proviene da una famiglia tradizionale, conservatrice e cattolica, della piccola/medio borghesia bavarese. L’educazione cattolica ricevuta si scontra, a lungo andare, con il suo carattere impetuoso e desideroso di andare oltre la quotidianità statica e insipida che la circonda. L’incontro con il Fuhrer avviene all’interno dello studio fotografico, in cui Eva lavora. Invitata a trascorrere un pomeriggio in un appartamento di uno dei quartieri più lussuosi di Monaco, la giovane resta ammaliata dal fascino carismatico di Hitler e si innamora di lui. Il colore rosso del divano, nel romanzo di Helga Schneider, non è solo il simbolo dell’unione dei due amanti, ma di un destino tragico e inevitabile. Sin dal loro primo incontro, Eva giura eterno amore e fedeltà. Nulla potrà separarla da lui. La vita agiata tanto agognata diviene realtà: viaggi, feste, macchine costose, abiti alla moda e gioielli. Una nuova vita che, inizialmente, la porta a scontrarsi con la rigida educazione paterna. "E’ una donna intelligente e certe cose non le sfuggono” (Cap. IV Pag.43) Sguardi allusivi, frasi lasciate in sospeso, sottili battute e situazioni ambigue, nulla le sfugge. Malgrado ciò, sa che deve restare al proprio posto: evita domande inopportune e si astiene dall’ esprimere giudizi che possano suscitare la reazione furiosa del suo uomo. E’ un amore che il Fuhrer custodisce nell’ombra. Inoltre, la vita politica e i piani bellici lo obbligano ad allontanarsi frequentemente da Eva che soffre terribilmente, oppressa dal senso di vuoto e di inutilità. Solo Adolf è in grado di rendere solare l’esistenza della sua amante. Anche dopo che i sospetti e i timori, riguardo alla vera indole del suo uomo e alle atrocità da lui commesse, trovano conferma nei fatti e le fanno comprendere che la fine è imminente, decide comunque di raggiungerlo a Berlino. Le appare un uomo invecchiato, curvo, dallo sguardo perso, che si è visto crollare addosso un mondo che esisteva solo nella sua mente contorta. L’incontro è il disincanto di una storia d’amore il cui epilogo è già segnato. (Elena Piccinini)
Helga Schneider nasce nel 1937 in Slesia, territorio tedesco che dopo la Seconda guerra mondiale sarà assegnato alla Polonia. Dal 1963 vive a Bologna. Tra i suoi tanti libri usciti per case editrici come Rizzoli, Einaudi, Solferino, ricordiamo almeno "IL rogo di Berlino" (Adelphi 1995, Premio Rapallo Carige) oggi considerato un classico contemporaneo. Per OLIGO ha pubblicato "Per un pugno di cioccolata" (2019) "Bruceranno come ortiche secche "(2021) "In nome del Reich" (2022) e "Hitler . Mai prima di mezzogiorno" (2025)


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